Carmen Consoli, la voce che recita mentre canta
Anche se il titolo, “Eva contro Eva”, strizza l’occhio al cinema, gli equilibri su cui ondeggia l’ultimo lavoro di Carmen Consoli vivono di una vocazione scenica che fa pensare soprattutto al teatro. Ogni brano rappresenta un personaggio, ogni personaggio una storia acquattata dietro ad una maschera. Carmen indaga quei destini e le loro apparenze, dialoga con loro mentre ne ordina lo sfilare sul palco, ne condivide slanci e paure attraverso riflessioni che hanno la forza di un “a parte”, mette a nudo i loro pensieri attraverso una drammaturgia fatta di ritmi e simboli, di nomi parlanti e sonorità popolari.
Di questa commedia umana la vera protagonista è una voce meravigliosa che recita mentre canta, che dalla sua Sicilia e dalle grandi signore del blues ha imparato ad amalgamare dolore e dolcezza, rabbia e passione, distacco e sensualità.
Per un’artista così, incontrare il pubblico dei teatri equivale un po’ a ritrovare la strada di casa.
«Parte della grande emozione che io e il gruppo proviamo in questo periodo deriva dal fatto che finalmente ci troviamo nel luogo giusto: possiamo suonare in contesti adatti al tipo di ricerca sonora che stiamo portando avanti», ci spiega lei.
Il suo tour teatrale - pensato e costruito in collaborazione con l’amica regista (e conterranea) Emma Dante (che sabato prossimo sarà alla Città del Teatro con il suo “Cani di Bancata”) - parte dal Politeama di Cascina con due concerti targati Metarock (stasera e domani sera, alle ore 21). Il suo pubblico sa già che dovrà prepararsi ad accogliere una Carmen completamente inedita, ad afferrarne l’ultima evoluzione: «Chi viene ad ascoltarmi accetta volentieri il fatto di trovarsi ogni volta davanti a una cosa assolutamente stravolta, si prepara all’idea di dover abbandonare con facilità ciò che ha sentito finora per far posto a ciò che sente adesso».
Come si incontrano la drammaturgia di Emma Dante e le figure che si muovono nelle tue canzoni?
«Noi due siamo amiche, entrambe portiamo in giro la Sicilia. Da tempo volevamo fare qualcosa insieme. Io dicevo “Emma, ma non si può inventare una sorta di teatro musicale in cui io faccio il commento sonoro e tu scrivi delle cose per i miei personaggi?”. Così è stato: sul palco con noi c’è Simona Malato, una bravissima attrice della Compagnia di Emma che porta in scena le mie figure femminili, da Contessa Miseria a Maria Catena. Ma non solo. Attraverso la sua voce si materializzano il cuore e lo spirito della nostra provincia. Con tutto - voci, strumenti, parole, note - che finisce per stringersi la mano, diventando una cosa sola, ognuno seguendo il suo talento. La regia di Emma e il nostro concerto si avvolgono, si coinvolgono, collaborano».
Sia le voci degli spettacoli di Emma Dante che le tue canzoni sono una potente evocazione della vostra terra...
«Il sapore della Sicilia emerge con forza, è vero. Ed è bello portare in giro questo piccolo quadro che racchiude le sue tre punte. Tra l’altro i fiati della tradizione musicale siciliana sono affidati a Giancarlo Parisi, che è di Messina. Quindi, volendo, le “tre punte” nello spettacolo ci sono davvero».
Ascoltando le atmosfere di “Eva contro Eva” si percepisce il percorso di una formazione che sta riscoprendo le proprie radici, il proprio folklore, e viene fatto di pensare all’operazione culturale che Fabrizio De André racchiuse in “Creuza de mä”: quanto siete vicini a quel tipo di approccio con il patrimonio della tradizione?
«Mi accontento di un timidissimo accostamento. Con un autore come De André l’accostamento non può essere altrimenti. Per tutti noi il suo lavoro è un punto di riferimento molto forte. Ci sentiamo molto vicini al radicamento che la sua produzione artistica ha saputo tessere partendo dai sapori di un territorio, dalle sfumature di una lingua dialettale. Per chi ama raccontare storie non può non essere una fonte continua di ispirazione».
Si è da poco concluso il vostro terzo tour americano: il successo riscosso negli Usa dimostra che, contrariamente a quanto si pensa e si fa di solito, partire da una ricerca che punta lo sguardo sull’identità della propria regione può essere un ottimo modo per dare vita a un linguaggio universalmente percepibile...
«È vero, e secondo me la cosa funziona perché siamo guidati dall’esigenza di un cammino che è soprattutto per noi stessi, al di là di quella che può essere la strada migliore per il successo. Infatti, sai cosa mi sta succedendo in questo periodo? Non mi domando più cosa devo fare. Tutto quello che accade ormai da qualche tempo, e negli ultimi mesi a maggior ragione, sembra guidato da una necessità più umana che artistica. Spero di non essere banale, ma è quello che sento. Per la mia vita, recuperare i canti siciliani, certe sonorità, un certo uso delle mie corde vocali è stato come aprire un varco nel mio patrimonio genetico».
C’è, in tutto questo, un riaffiorare di quel “sentire” blues che ti ha accompagnato per tanto tempo?
«Certo, perché il blues è radice. Che poi venga fuori una tarantella o un canto emiliano o una filastrocca veneta poco importa. Ciò che entra in gioco è una sfera emotiva che fa parte del blues, che è blues. Lo sento nella mia voce, quando sono sul palco. In questo tour nei teatri canterò anche delle cose in siciliano. La mia vocalità sui testi siciliani si colora in un modo che mi piace molto. Ogni dialetto guida un certo tipo di timbrica vocale... è una cosa strana, magica. Anche se nelle canzoni parlo italiano, racconto le vicende di personaggi che parlano siciliano, ed è bello che questo sia percepito».
Tu scrivi imbracciando la tua chitarra, grinta e malinconia risuonano su quelle sei corde attraverso cui costruisci i tuoi pezzi... il tuo strumento è un importante personaggio di questa rappresentazione.
«Diciamo che la chitarra è una mia appendice, una specie di braccio. Io sono la destra, lei è un po’ la mia sinistra. Attraverso la chitarra riesco ad afferrare delle cose per poi restituirle: alla società, alla mia vita e a me stessa... Me ne servo. Mi piace molto scrivere, ma riesco a pensare un testo solo immaginandolo circoscritto dalla forma-canzone. E quando le canzoni nascono, la chitarra è con me. Come con me sono tante persone di cuore che mi stanno vicino, i miei genitori, i musicisti che lavorano al mio fianco. Oltre a Giancarlo Parisi, Massimo Roccaforte (mandolino), Andrea Di Cesare (violino), Marco Siniscalco (contrabbasso), Santi Pulvirenti (chitarra acustica e buzouki), Puccio Panettieri (batteria e percussioni). Noi siamo pazzi di questo spettacolo, dei testi di Emma, di come la recitazione riesce a potenziare l’energia della musica. Ci crediamo davvero fino in fondo. Sul palco viviamo una tensione emotiva fortissima che ci lascia stremati».
|