Carmen Consoli "Mi guardo indietro per poter crescere"
"Feci quel disco a 20 anni: ero troppo piccola, perciò ora canto di nuovo quelle canzoni"
Il salto indietro nel tempo, per Carmen Consoli, non è solo la riedizione, dopo dieci anni, del cd Mediamente isterica, sia nell´edizione originale (con un inedito ritrovato, L´uomo meschino) che in versione ricantata. È il ritorno alla pettinatura a caschetto di una volta, alle canottierine e agli abiti stropicciati che indossava allora, persino alla mitica Fender rosa che, negli ultimi anni, la cantautrice siciliana pareva aver messo nel baule. Girando l´Italia con questa valigia dei ricordi, la cantantessa affina dal vivo un´operazione tutt´altro che vintage - perché l´album in questione vibra ancora oggi di una forza necessaria, «di una certa modernità» dice la Consoli stessa - e torna dal vivo domani al Saschall (ore 21.30, 20 euro, ancora biglietti disponibili) con un concerto che ripropone la scaletta del tour d´allora. E la medesima dirompente energia rock: «Io e la mia band ci sorprendiamo per primi, perché non siamo più abituati al volume così alto ed aggressivo» dice la Consoli che, negli ultimi anni, ha prediletto altre atmosfere, intrise di suoni e umori della sua terra, legate più alla musica d´autore di matrice folk che al suono elettrico.
Ma la meta di questo viaggio a ritroso non è la musica dura e pura: «Anzi, non credo che tornerò al rock, oggi uso un linguaggio musicale diverso e non so se, a 34 anni, riuscirei a concepire canzoni così. Mediamente isterica è l´album della mia vita. Per quello che racconta, per come lo racconta, perché trovo che mi rappresenti ancora oggi e perché è il primo in cui ho raccontato una galleria di ritratti femminili. Tutto qui. Fu una creazione sofferta, non lo nego, e l´esito commerciale non concesse il bis del successo di Confusa e felice. 80 mila copie, poco più, ma io non sono mai stata una brava manager di me stessa, e poi noi siciliani abbiamo una certa predisposizione al fallimento. Però questo album fu il frutto di un momento di grande feeling con la band, messo a frutto in un lungo lasso di tempo: la gestazione durò sei mesi, nel Cantinone di San Gregorio a Catania».
Reimmergersi nelle acque per niente stagnanti del passato è stato tonificante, per Carmen Consoli: «Per potermi evolvere sento il bisogno di guardare indietro. Ai tempi di Mediamente isterica ero ancora una ragazza sospesa tra la terra e il mare. Provavo molta rabbia: oggi invece so trattenerla, so veicolarla in nuova energia». Riascoltare quell´album, pieno di canzoni entrate nell´empireo dei pezzi forti consoliani (da In funzione di nessuna logica a Geisha e Contessa Miseria), ha significato fare i conti con una voce, che, col tempo, sarebbe mutata in modo significativo: «Era sacrificata, innaturale, come se volessi ad ogni costo imitare Dolores O´ Riordan dei Cranberries. La tenevo tutta dentro, quasi a voler sottolineare un senso di inadeguatezza che in effetti vivevo in quegli anni. Poco più che ventenne, ero davvero troppo piccola per quelle canzoni. Per questo ho voluto ricantarle».
Dieci anni dopo, alcuni collaboratori non ci sono più, vite spezzate troppo presto: il primo produttore, Francesco Virlinzi, il bassista Leandro Misuriello, «è stato come farli tornare in vita, anche solo per un momento»; il mercato discografico è entrato in un tunnel senza uscita «mentre nel 1998 la musica italiana viveva un momento di grande spolvero, ricordo ancora i Csi primi in classifica. Il problema è che le poltrone strategiche all´interno delle etichette sono occupate da incompetenti: ci vorrebbero direttori artistici che hanno studiato il solfeggio, e non maghi o santoni. Le rivoluzioni si fanno con la conoscenza». Ma di allora, Carmen Consoli conserva ancora «la schiettezza, l´autenticità. Senza mezze misure. Non potrei vivere senza la mia musica e, se potessi, farei tre dischi insieme».
Il duetto nel nuovo album di Ornella Vanoni (L´appuntamento). Quello con Franco Battiato in Fleurs 2 (Tutto l´universo obbedisce all´amore). La colonna sonora del film di Maria Sole Tognazzi L´uomo che ama, con Monica Bellucci. È un momento proficuo per la Consoli: «Sono tutte occasioni d´arricchimento: lavorare al film mi ha insegnato ad esempio ad andare oltre le parole. Mi reputo fortunata, perché ho avuto occasione di formarmi e crescere in un momento in cui i giovani fuori dal giro avevano spazio nelle etichette, sulle radio. Oggi invece il sottobosco deve tacere. Ma se alla gente dai sempre e solo il vino nel cartone, poi finisce per rifiutare il Barolo». |