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Ultimo utente: FahaNyzibo
Data: Giovedi 17 Aprile 2008
La Consoli si racconta prima del concerto al Verdi. Sarà sola sul palco e canterà anche Pasolini e Gabriella Ferri
di Fulvio Paloscia

Carmen Consoli è in Maremma. Si è fermata vicino a Saturnia, prima di suonare a Firenze, al Verdi, dove sarà in concerto domani. Dalla finestra dell'agriturismo che la ospita, vede la campagna: «Questo paesaggio mi ricorda la Sicilia. Persino il sapore dell'olio qui è lo stesso. Allora mi viene da pensare come i toscani e i siciliani siano vicini. Noi abbiamo inventato la lingua italiana, voi l'avete trasformata in volgare». Passeggiate nel verde, bistecche alla fiorentina, vino buono e terme servono a ricaricarla di tutta quell'energia indispensabile per portare in fondo un concerto in perfetta solitudine. Lei, quattro chitarre, un buzouki, e qualche strumento a percussione costruito con l'aiuto del padre, «riciclando persino le mie collane. Perché in Sicilia è la donna a suonare il tamburo. E a cantare le serenate all'uomo».


Gli assoli equivalgono sempre ad un salto nel buio.
«Non dal punto di vista tecnico. E' l'emotività che viene messa a dura prova: è necessario mantenerla sempre alta, viva, altrimenti la gente si annoia. E senza i ragazzi della mia band è difficile: sono loro il vero «Anello mancante», titolo di un mio vecchio pezzo che dà il nome al tour. Il nostro stare insieme sul palco è come un pranzo in una famiglia del sud: ha qualcosa di sacro. Un rituale. Che, con l'assolo, viene scardinato. Perché senza il gruppo è il pubblico e basta a darmi tutta la forza che serve. E' lui la mia band».


Oltre ai suoi successi, lei interpreta anche canzoni popolari delle regioni toccate dal tour.
«Dove posso, dove mi sento all'altezza, lo faccio. Dopo aver riscoperto il dialetto della mia terra, adesso vorrei farlo con tutte le lingue minoritarie dell'Italia. Mescolandole. All'Etnofest, una rassegna che dirigo a Catania, ho invitato tutti i maggiori esponenti della canzone popolare italiana: insieme abbiamo scritto un pezzo a trenta mani, dove ognuno ha messo a frutto le sue radici. Da Riccardo Tesi a Davide Van De Sfroos. Sarà perché la Sicilia, sotto Federico Secondo di Svevia, incrociava tante culture diverse. Ma queste cose non si possono più dire, ora che la Lega ha stravinto».


Un colpo duro per il sud.
«L'ignoranza rende i popoli incapaci delle proprie decisioni. E in Italia la cultura è morta. Ci fa fatica pensare e ci fa paura chi pensa: meglio i politici preconfezionati, quelli del tutto e subito, ottenuto attraverso la beffa, l'inganno, il sotterfugio ai danni della gente. Che sorride beata e non s'accorge di essere stata presa per i fondelli. I partiti senza ideologia hanno finito per convincere persino la classe operaia, che un'ideologia in passato l'ha avuta, e in nome di essa ha ottenuto risultati concreti di cui i giovani godono. Dove sono le radici, la memoria?».


E' per questo che durante il concerto legge pagine di Pasolini?
«Pasolini è il simbolo del coraggio che gli intellettuali devono avere, spingendoci a riflettere con le loro scelte anche estreme. Ma il coraggio oggi non c'è. La denuncia è scomparsa, in letteratura come nella musica. Dove l'appiattimento è assoluto. Nel 1996 Amore di plastica, il singolo con cui esordii, fu definito pop. Oggi, sarebbe apparso come sperimentazione radicale. Eppure, dodici anni non sono tantissimi».


Un mese fa ha suonato negli Stati Uniti. Al cui orizzonte si intravedono forti cambiamenti politici.
«Che al governo ci sia la destra o la sinistra, in America il concetto di merito è sempre legato al lavoro. Se ti fai il culo, ti viene riconosciuto. Mi hanno invitata a tenere incontri nelle scuole e nelle università. E mi sono sentita fare domande come "ci parli di Sciascia". In Italia a chi gliene importa più, ormai, di Sciascia? Mi hanno chiesto anche della mafia».


E lei cosa ha risposto?
«Che un tempo si reggeva sulle attività illecite: il brigantaggio, la prostituzione, poi la droga. Ad un certo punto i mammasantissima si sono resi conti che era arrivato il momento della svolta. Così, hanno posato la pistola. E sono entrati nelle stanze del potere».

FONTE:Rete




 
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