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Ultimo utente: Coikefetout
Data: Martedi' 19 Settembre 2006
Intervista a Carmen Consoli

Composta, pacata e riflessiva, è la Carmen che da due anni ci rivela un volto apparentemente nuovo, in realtà solo in apparenza dato che, attraverso quell’aria di purezza e docilità, le dure parole che raccontano tristi esistenze e condizioni umane infelici, dolori passati e presenti, amori vissuti e perduti sono sempre al centro delle sue canzoni. Dal palco esplodono le urla strazianti ma il loro tono è più contenuto, ammansito dalla consapevolezza che il dolore prima o poi si placherà. E’la musica che cambia, il ritmo si addolcisce, le dissonanze rimangono ma sono più morbide, piacevoli all’ascolto. Le evoluzioni create dagli strumenti sul palco si susseguono fino all’unplugged cantato e suonato con chitarra acustica, momento centrale del concerto, dove, le canzoni storiche della cantante catanese acquistano un valore aggiunto, un tocco di raffinatezza e di classe che caratterizzano questo nuovo profilo. Ci accoglie nel camerino circa mezz’ora dopo il concerto e in 10 minuti di conversazione parla con entusiasmo della sua identità musicale.

Abbiamo apprezzato le nuove sonorità, una vera e propria evoluzione che si allontana dalle tonalità scatenate di Basame Giuda e di Confusa e felice cantate sul palco della Fiera, nell’estate del ‘99. Come spieghi la necessità del cambiamento che hai intrapreso da qualche anno, da L’eccezione in poi e oggi sul palco dell’Anfiteatro di Cagliari?
Sono contenta vi sia piaciuto il concerto, la scelta musicale che seguo in questi ultimi anni sacrifica in parte il pubblico che mi ha seguito per anni e che vorrebbe ancora il genere musicale dei primi. Mi accorgo che col passare del tempo aumenta la voglia di scoprire e comunicare le mie radici e sento che questa presenza si sta facendo sempre più forte. E’ proprio una necessità sempre crescente quella che mi porta a restare ancorata alle mie origini.. Per cui non stupitevi se da un momento all’altro uscirò sul palco in costume catanese suonando il marranzano (scacciapensieri)!”.

Questa scelta musicale che si avvale dell’uso di strumenti tradizionali come mandolini e fisarmoniche, divaga da sonorità di vario genere toccando momenti di musica etnica, evoluzioni popolari e approfondimenti dialettali. C’è affinità tra Sardegna e Sicilia…
Certo, noi isolani ci assomigliamo molto. Ci uniscono il calore e la passione che è dentro di noi, la storia, le tradizioni culturali e la musica, ma soprattutto l’attaccamento alla nostra terra. Soffriamo di isolitudine, mi piace usare questo termine per identificarci perché indica quella sindrome, tutta nostra, che ci tiene ancorati alla nostra terra, nonostante siamo destinati a sopportare continuamente dolori, sofferenze e privazioni. Solo che voi siete più isolani di noi…Non avrete il famoso ponte che vi unisce al resto del mondo.

Durante il concerto hai scelto di suonare unplugged alcuni brani, Fino all’ultimo, 14 luglio etc, così diversi e contrastanti con quelli scatenati che esibivi qualche anno fa.. E’ una sperimentazione o pensi diventerà una costante?
Ho voluto provare a inserire questi brani e scelto quella posizione, l’obiettivo è quello di valorizzare proprio brani storici come 14 luglio, a questo si aggiunga l’effetto creato dalla cornice dell’Anfiteatro di Cagliari.. In ogni caso la sperimentazione è riuscita e di sicuro la riproporrò.

(Erica Olmetto)

FONTE:Alternatizine




 
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