Anzitutto parliamo del titolo dell’album....
Anzitutto parliamo del titolo dell’album....
"Mediamente isterica" è un titolo che parla già di donne... perché noi donne siamo sottoposte almeno una volta al mese ad una settimana di scompenso ormonale, che reca disturbi dal punto di vista nervoso...!!
Ah, capisco...! Un disco composto con questo approccio ‘isterico’ deve essere particolare! Come sono nate le canzoni dell’album?
Dopo aver suonato 100 e passa date con la band... la maggior parte dei pezzi è nata durante il tour, nei soundcheck.... Le nuove canzoni sono nate grazie all’entusiasmo che mi trasmetteva il pubblico. Quando li vedevo ballare, mi veniva voglia di fare dei brani ancora più potenti, quasi punk: la sera mi chiudevo in albergo e ci lavoravo, scrivevo i testi, poi con il gruppo, durante i soundcheck, provavamo. Alla fine del tour abbiamo deciso di chiuderci in una casa vecchia di Catania per tre mesi e arrangiarli, per cui quando è arrivato il fonico, Todd Vos, abbiamo solamente attaccato gli amplificatori, fatto i suoni e registrato. Quest’anno abbiamo lavorato molto sui ritmi: se ascolti il disco ti accorgerai che non sono tutti brani regolari. Abbiamo sentito l’esigenza di dare un diverso movimento al tempo, e siccome mi sono sentita molto frammentata, disgregata, sentivo che i quattro quarti non descrivevano completamente il mio equilibrio. Avevo bisogno di tempi dispari, che riflettessero il mio stato d’animo, spesso rotto, spezzato, pieno di cose che mi hanno distratta dalle grandi gioie e dai grandi dolori e comunque sempre mantenendomi integra. I ragazzi hanno vissuto le mie stesse cose, abbiamo fatto molte ricerche sulle armonie, siamo diventati più pesanti sul suono ma le melodie sono molto più leggere, grazie anche ai rivolti utilizzati.
È stato un album a cui hai lavorato molto duramente?
Sì, anche se è stato un album velocissimo nella realizzazione, come se fare dischi fosse ormai entrato nel mio ciclo di vita naturale. Io ogni sera prima di andare a letto devo scrivere due righe e un giro di accordi. E’ come scrivere una pagina in un diario, è un esercizio che faccio per me. Poi molti rimangono in un cassetto, altri vengono fuori, diventano canzoni e testimoniano la mia vita.
Tre album in tre anni: non ti sembra di essere stata troppo veloce?
No. Se questo lavoro fosse stato affrettato non l’avrei fatto. Invece ne sentivo la necessità. Pensa che abbiamo già scritto altri otto pezzi nuovi.... di questi ne sceglierò due da pubblicare forse sui prossimi singoli.
Allora, che tipo di Carmen Consoli troviamo su "Mediamente isterica"?
Quest’anno ho cercato di esplorarmi sotto diversi punti di vista. E’ come se avessi fatto un piccolo intervento di microchirurgia: prima ho tirato fuori il mio aspetto melanconico da sirenetta, che ama e non è mai amata, perché è metà donna metà pesce, e quindi deve rinunciare dignitosamente al suo amore. Questa è la Carmen malinconica e sfigatina: poi però ho notato che dentro di me ci sono aspetti non nobili, puliti... quest’anno mi è capitato di provare impulsi di rabbia, di reazione e ho deciso di scriverli, di esplorarli. Non erano reazioni lunghe, in verità, ma stati emotivi che dopo un po’, se non reagivo, venivano riassorbiti, però c’erano: allora sono andata ad approfondirne la conoscenza su altre donne che li hanno come carattere dominante.
Risultato?
Parlo di donne in balìa dei propri uomini sia per condanna ("Sentivo l’odore") che per scelta ("Geisha"), di donne messe al bando dalla società (la strega di "Ultima preghiera") o tradite dalle persone di cui si fidavano, siano esse amici ("Besame Giuda") o personaggi che in qualche modo rappresentano il potere ("Puramente Casuale" e "Echi di sirene"), di donne vittime dell’illusione estetica ("Contessa miseria"). In ogni caso i miei sono quasi degli studi, delle indagini psicologiche, e non vogliono essere dei modi per giudicare: molte donne nascono ‘geishe’, e quello che passa attraverso l’interesse e il conto il banca per loro è l’unico modo di amare. Nelle canzoni osservo come reagisce una donna, come reagirei io, nelle sue debolezze, nella sua virtù, nella sua forza. In diverse canzoni la donna reagisce in maniera diversa, in ogni canzoni c’è una piccola donna chiusa in me oppure una che ho vista dall’esterno, e ho deciso di renderla mia. Io penso che gli umani si attirino, intreccino relazioni e tutto il resto perché infinitamente hanno qualcosa di complementare. Hanno questa necessità di cogliere, raccogliere e scambiare - non è casuale - e questo è uno degli scopi della mia vita, il 70% dei miei pensieri sono dedicati a questo.
La descrizione di aspetti e caratteri femminili mi fa pensare ai due ultimi lavori di Natalie Merchant e Tori Amos... evidentemente hai sentito la stessa loro esigenza...?
È una cosa che mi hanno fatto notare i ragazzi della band... come se dopo secoli di vita ed evoluzione femminile sulla terra, alle porte del 2000 la donna sentisse l’esigenza di riassumersi in tutto ciò che è stato, in tutto ciò che contiene il suo DNA e in tutti i suoi aspetti anche più deteriori. Su questo disco ci sono diversi tipi di donne, e poi ci sono anch’io...
Un concetto che spesso viene fuori tra le righe dei testi è quello del tradimento...
Ma non soltanto in senso sentimentale, anzi: più che altro mi fa soffrire vedere come viene ricambiata la gente che ripone la propria fiducia in uomini politici o in personaggi che sembrano senza macchia e senza paura e poi agiscono biecamente solo per i propri interessi travestendoli da virtù. Quelli che ancora oggi vanno in giro vestiti da extraparlamentari di sinistra e dietro la loro apparente bontà sono dei freddi calcolatori.
Ci sono momenti anche più personali e autobiografici...di solitudine, anche
Autunno dolciastro" e "Anello mancante" sono due brani nati in un certo senso dalla solitudine: in un caso ero a Milano, chiusa in albergo, e guardavo l’autunno dalla finestra, mentre "Anello mancante" è nata nella cucina di casa mia, la mattina successiva a una festa: un fascio di luce entrava dalla finestra e illuminava tutto lo spazio vuoto. Così ho iniziato a scrivere. In realtà la solitudine è una cosa che spesso cerco: ho bisogno di scoprirmi, e so che questo spesso succede solo quando rimango da sola e inizio a scrivere. Ci sono dei momenti in cui non stai da nessuna parte, non puoi stare con la gente perché hai bisogno di raccoglierti, di misurarti con te stesso. A volte scrivendo arrivo a scoprire delle cose di me che poi mi fanno benedire il momento in cui avevo deciso di starmene per conto mio. Forse perché sono sempre stata figlia unica e mi sono dovuta sempre inventare dei personaggi immaginari con cui conversare: se facevo delle recite a casa facevo la parte del buono e del cattivo, perché giocavo da sola. Poi ci sono dei periodi in cui sono inquieta, non posso stare con gli altri e non sto bene neanche con me stessa, ma di solito quei periodi passano facendomi scoprire qualcosa di nuovo. D’estate, addirittura, vivo soltanto di notte, perché di giorno a Catania fa talmente caldo che preferisco dormire.
Nel tuo precedente album diversi testi sembravano riferirsi ad una storia d’amore finita male. Come si è evoluta la tua vita privata?
Il mio innamoramento quest’anno è stata la musica. E’ a lei, alle canzoni di questo disco, che ho dedicato tutta me stessa, insieme ai ragazzi del gruppo, e ho rinunciato anche a molte delle cose che fanno parte della vita di una ragazza di 24 anni. È stato un periodo particolarissimo per me e per la band, a proposito del quale parlerei veramente di ‘amore’. Sai questa sensazione di innamoramento totale, di confusione... la confusione è ormai una componente perenne! Il fatto è che sono talmente bombardata da cose emotive forti, dagli input che mi da una persona...e mi piace coglierli, sono vorace, avida di ricevere, perché senza non saprei scrivere. Vorrà dire che il prossimo disco lo farò fra tre anni, e che adesso mi sposo e faccio dei figli.... ma quali figli! però un viaggio adesso lo farei volentieri, magari appena finisco la promozione dell’album...
Com’è arrivata l’idea della sirena surgelata in copertina?
Sono molto attenta alle coincidenze, in questo periodo. Quando mi hanno proposto di posare vestita da sirena ho pensato che in fondo la sirena della favola non è un personaggio gioioso, ma al contrario, in bilico di fronte a grandi decisioni, che deve prendere per amore. Può decidere se vivere felice in fondo al mare con la sua famiglia oppure cercare di coronare il suo sogno d’amore sulla terra, dove però la sua coda è motivo di orrore per tutti. A volte mi sembra di sentirmi così quando penso al mio mondo, alla mia famiglia, che è a Catania e che mi manca, e a tutti i posti dove mi porta la musica. Comunque quello che amo della sirena è questo suo essere una donna con la D maiuscola, il suo non tirarsi indietro di fronte alla responsabilità di scegliere. L’ho trovata una cosa che mi rappresentava benissimo, dopotutto, perché mi sento anch’io di fronte a delle scelte importanti.
Cosa ti aspetti da "Mediamente isterica"?
Non lo so... credo di avere molte aspettative per questo album. Mi sono dedicata un anno a questo lavoro privandomi a volte delle cose che fa una 24enne. E non parlo soltanto a titolo personale, ma anche per i ragazzi del gruppo. Comunque ho fatto tutto quello che potevo fare e adesso sono felice. Andrò in tournée con l’album: le date non sono ancora decise, ma io sono già pronta...ho comprato una Fender Jaguar del ’69! Credo che il ‘95% del lavoro di una musicista debba essere il suonare dal vivo: il disco deve essere un ricordo del concerto, e non il contrario.
Carmen Consoli e le canzoni di "Mediamente isterica":
BESAME GIUDA: «è un tradimento venuto allo scoperto, e che quindi non può più nuocermi. È una canzone autobiografica, ma non necessariamente d’amore. La frase "per quanto tempo hai strisciato tra le mie lenzuola" vuole indicare la frequentazione intima, il rapporto che si era creato e che nascondeva invece calcoli e interesse»
PURAMENTE CASUALE: «Altro brano sul tradimento. L’archetipo - tipico anche delle favole - è quello dell’incantatore, personaggio puro all’apparenza ma che in realtà ha interessi doppi e niente affatto nobili. Quelli come lui riescono ad incantare i puri, le persone non ‘sporcate’ dalle varie manovre di circostanza che si fanno per ottenere qualcosa, e che finiscono per cadere nella sua trappola»
SENTIVO L’ODORE: «è il ritratto di una donna arrivata al limite, che però in fondo è come il cane che abbaia e non morde. Lo capisci perché la sua conclusione è "ho pagato fino in fondo". C’era questa persona che frequentavo e che ogni giorno mi elencava quello che avrebbe voluto fare al ragazzo che l’aveva tradita, denotando la mancanza più totale di indipendenza. Credo che tu possa amare una persona ,però devi essere indipendente, quella deve essere necessaria ma non indispensabile..»
AUTUNNO DOLCIASTRO: « sono le mie serate negli alberghi milanesi, quando sono completamente sola e ho quel tipo di inquietudine settembrina... in quel periodo leggevo "il lupo della steppa... è una canzone dedicata all’autunno, sai quando c’è quest’aria autunnale indifferente... aspettavo veramente l’autunno. A me l’autunno mi mette dello stato d’animo per cui mi sembra che sta per accadere qualcosa e allora aspetto. Il ‘tasto dolente’ è un riferimento a una cosa che mi fa venire il magone, questo senso di sospensione... poi mi mancava Catania. Dolciastro perché l’autunno lo sento miele e limone, uva, insomma dolciastro. Sono gusti abbastanza meridionali però sbiaditi, dai colori tenui, ed è un sapore malinconico, il sapore dolciastro»
ENNESIMA ECLISSE: «è la descrizione di un momento abbastanza triste, nel quale mi consolo dicendo comunque non sono la sola a stare così e uso la metafora del viaggio all’inferno. Parlo di sentenza inflessibile e aspra perché mi sono sempre chiesta come è possibile concepire una cosa così se l’amore divino è infinito. In definitiva se uno nasce per predisposizione cattivo è predestinato, non dipende da lui: allora perché lo vai a mettere all’inferno e poi predichi il perdono? Questa è la cosa che mi non mi torna nella religione cattolica»
IN FUNZIONE DI NESSUNA LOGICA: «autobiografica. Sono io nei miei momenti più immaturi. Quando sai che stai per ferire qualcuno e lo fai lo stesso. È la Carmen più fragile che viene fuori»
GEISHA: «è la donna che per interesse sta con un uomo. La geisha che conosco io non è falsa, è una che non si biasima ma è felice se fa questo, è l’unico modo che ha di dare amore. L’atmosfera del brano è ‘porca’, c’è dentro il sesso, la lussuria, il tutto legato all’avidità: immagino questo odore di sudore, di vapore, di perverso, ma perverso negli intenti. Di solito la donna geisha sta con uomini più grandi che fanno da padrone, da amante, da padre: lui è un porco che però si accontenta perché non vuole altro per cui è un’unione giusta così. Quest’anno ne ho notate diverse, di geishe. Ho comperato diverse novelle 2000 e ho letto di matrimoni ‘geishosi’»
ECO DI SIRENE: « ho visto un’intervista a una donna d’Israele che raccontava l’attesa dei bombardamenti in una stanzetta, mettendo lo scotch tra i vetri per evitare le armi chimiche. Le sirene, nel suo racconto, evocavano l’arrivo del nemico, e nel ricordo non aveva nessun tipo di terrore, anzi, ne parlava battagliera ma con ironia. In questa canzone parlo dei giochi di potere sulla nostra pelle: alla fine, che si sia vinto o perso, si festeggia la fine dell’orrore, senza più ricordare le responsabilità di chi a quello stesso orrore ha dato inizio. È bestiale come si sanno vendere gli uomini di potere, come sanno vendere e pretendere la riconoscenza, come ti fanno essere riconoscente del nulla, delle tue miserie, è incredibile il gioco psicologico cui si è costretti a sottostare. Anche noi nel nostro piccolo siamo mandati a sopportare bombardamenti per fare arricchire qualcuno, perché è il gioco della vita, è la gerarchia naturale della vita dai tempi della preistoria. C’è sempre qualcuno che paga per qualcun altro. Anche questa è una canzone sul tradimento, sull’inganno di chi, ad esempio, porta il proprio paese in guerra spacciando la sua decisione per amore di patria. I ragazzi si fanno ammazzare per l’ideale, mentre dietro c’è la feccia degli intenti.
14 LUGLIO: «non è una canzone d’amore nel senso più tradizionale del termine. Sono io che osservo mia madre e una sorta di grande istinto materno che nasce, insieme al voler ancora essere figlia, amata da una madre. È un atmosfera molto amichevole, molto fanciullesca, in cui la seduzione ha un valore commovente. Puoi essere sedotta da una persone perché riesce a tirare fuori da te cose che non sapevi esistessero. L’istinto materno è puramente femminile, e io guardo le sue mani perché è una cosa che le donne fanno sempre».
ANELLO MANCANTE: «sono io che mi sveglio al mattino, da sola e mi concentro su quello che ho intorno, mi viene da dire sulla natura. L’idea delle coincidenze, il raccogliere segnali, sono cose che dico rivolgendomi a Dio»
CONTESSA MISERIA: «è una donna che ha paura di invecchiare e si aggrappa alla vita in modo controproducente, vittima del mito di questo secolo che è la chirurgia estetica. Un vicolo chiuso in cui tutte le donne del prossimo millennio si imbatteranno. In una piccola parte l’ho scritta anche per me»
L’ULTIMA PREGHIERA: «è l’autocondanna alla fine del disco. Anatasidavres significa serva di Satana detto al contrario. È un pezzo ironico, che parla del limite fra giusto e sbagliato. Ci sono sempre quelli pronti a condannare in massa una persona per rassicurarsi, e in questo caso la vittima sono io, che sono l’eretica, l’isterica. Però il fatto stesso che sia io a condannarmi vuol dire che anch’io ho dei preconcetti nei miei confronti....
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